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domenica 25 maggio 2008
VII Congresso Nazionale
sabato 8 marzo 2008
Varato il decreto contro gli omicidi bianchi
Il consiglio dei ministri ha approvato le nuove regole: arresti (o multe) per chi sgarra. Per gli imprenditori si tratta di un provvedimento “punitivo”.
Ferrero: “Si comportano da padroni delle ferriere”. Governo e sindacati soddisfatti
Il governo ha finalmente dato l'ok al decreto attuativo della legge delega sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Un atto dovuto, si potrebbe dire, visto lo stillicidio di morti cominciato in dicembre con la strage alla ThyssenKrupp e tutt'altro che chiuso. Un atto dovuto che solo le imprese, in coro, continuano ad osteggiare forsennatamente.
Sono scese in campo compatte, guidate dal gran capo Montezemolo, con dichiarazioni durissime contro il testo che il governo gli ha illustrato prima di approvarlo. Da Confindustria all'Ania, dalla Cia alla Coldiretti, da Confapi a Confartigianato, da Confcommercio a Lega delle cooperative, le imprese hanno bocciato il testo perché, nonostante il «tentativo operato dal governo di graduare meglio l'entità delle sanzioni», «continua a rappresentare un intervento di natura punitiva che nulla ha a che vedere con le logiche della prevenzione». Non fosse chiaro, ci ha pensato il presidente della Fiat a sparare a zero, forse nel tentativo di intimorire il consiglio dei ministri chiamato ad approvare il testo: il decreto è «l'ultimo atto di una sinistra anti-industriale e demagogica» che se la piglia con gli «imprenditori che piangono con la pancia piena, una espressione che non si sentiva nemmeno nella Cuba degli anni '70». Inoltre, attacca Montezemolo, inasprire solo le pene con «un impianto tutto spostato sulle sanzioni e non sulle regole» non salverà «nemmeno una vita in più». Anzi, insinua il capo degli industriali, questa legge non farà che spingere gli imprenditori ad assumere in nero.
Quel che proprio non va giù agli imprenditori è la presenza, nel testo varato, di sanzioni fino all'arresto. Il governo, per altro, per venire incontro alle richieste del mondo imprenditoriale, ha introdotto delle modifiche, la più significativa delle quali è quella che prevede la possibilità per l'imprenditore che rischia l'arresto fino a 18 mesi di chiedere, durante lo svolgimento del processo, di commutare la pena in un'ammenda (da 8mila a 24mila euro). Nel testo iniziale l'esclusività dell'arresto (da sei mesi a due anni) era previsto quando il datore di lavoro non avesse effettuato la valutazione dei rischi nel caso di centrali termoelettriche, fabbriche di esplosivi, aziende industriali con più di 200 dipendenti, aziende estrattive con oltre 50 dipendenti, cliniche, aziende con rischi biologici o che si occupano dello smaltimento e della bonifica dell'amianto.
Nell'ultima versione l'arresto previsto va da 6 mesi ad un anno e mezzo e può essere, appunto, tramutato in ammenda pecuniaria. Il giudice può decidere in questo senso, su richiesta dell'imputato, solo a precise condizioni: che il datore di lavoro abbia provveduto a mettersi in regola con gli adempimenti, che la violazione non sia stata causa di infortuni, che il soggetto non abbia già riportato condanna definitiva per la violazione di norme sulla prevenzione degli infortuni. Nel nuovo testo viene anche alleggerito l'ammontare delle sanzioni pecuniarie in caso di incidenti: da 24mila a 18mila euro, mentre sono state introdotte delle attenuanti «per buona prassi» per quelle aziende pericolose che nonelaborano il documento di valutazione del rischio e i cui titolari, quindi, rischiano l'arresto. Insomma, come ha spiegato il ministro della giustizia Scotti, «l'arresto esclusivo è previsto solo nei casi più gravi» e quindi viene rispettato «il criterio della proporzionalità». Tant'è. Per le imprese resta «un'occasione persa».
«E' uno scandalo che con tutte queste tragedie sul lavoro, Confindustria avanzi delle critiche sul ddl per la sicurezza del lavoro», ha commentato a caldo, il segretario del Prc, Franco Giordano. Ma, almeno per questa volta, il governo ha tirato dritto per la sua strada, nonostante le parole piuttosto preoccupanti di Veltroni, pressocché identiche a quelle di Montezemolo: per garantire la sicurezza sul lavoro «serve un inasprimento delle pene ma non solo, bisogna aumentare la prevenzione attraverso la formazione». Con il che sembra non aver letto il testo del decreto che, tra l'altro, istituisce un fondo di 50 milioni destinato anche alla formazione dei lavoratori.
Uscendo dal consiglio dei ministri, il premier Prodi ha ribadito la propria soddisfazione per l'approvazione di un provvedimento che «non ha alcun intento puntivo», mentre per il ministro del lavoro Damiano, protagonista di uno scontro piuttosto duro con i vertici di Confindustria proprio sulle sanzioni, il testo unico ha «grande equilibrio», visto che «sin dall'inizio abbiamo cercato una soluzione proporzionale tra sanzioni e violazioni. Il risultato sanzionatorio è calibrato». Soddisfatti anche il sottosegretario al lavoro Antonio Montagnino e quello alla salute Gian Paolo Patta: «E' un provvedimento di fondamentale importanza, atteso da oltre 30 anni, che consentirà di garantire una più adeguata prevenzione, un potenziamento della formazione, un coordinamento della vigilanza, maggiore sostegno alle imprese per mettersi in regola, il potenziamento del ruolo dei rappresentanti per la sicurezza». Dal canto suo, il ministro della salute, Livia Turco, ha sottolineato l'importanza del patto con le Regioni «che prevede il potenziamento dei controlli delle Asl nei luoghi di lavoro, che li porterà da 75mila a 250mila l'anno». Il ministro della solidarietà, Paolo Ferrero, infine, si è rammaricato che «il consiglio dei ministri abbia deciso di venire incontro alle richieste della Confindustria ammorbidendo il decreto». Ma, ha aggiunto, «si tratta di una sgrammaticatura che non nega il grande valore della decisione assunta. Le reazioni negative e a tratti scomposte di Confindustria - ha concluso con durezza Ferrero - ci dicono come sul tema della sicurezza sui luoghi di lavoro nei mesi scorsi vi siano state molte lacrime di coccodrillo e come dietro i modi garbati e i vestiti gessati continui a vivere indisturbata la logica da padroni delle ferriere».
Diametralmente opposto a quello delle imprese, ovviamente, il giudizio di Cgil, Cisl e Uil e Ugl: la nuova legge «darà un contributo sensibile a tutelare meglio l'integrità e la vita di chi lavora»; dunque, «la nostra valutazione complessivamente è positiva», anche rispetto al metodo seguito «che, sin dalla predisposizione della delega, ha visto il lavoro comune».
L'iter del provvedimento, comunque, non è concluso. Il decreto dovrà ricevere il parere delle commissioni parlamentari competenti e della Conferenza Stato-Regioni, per poi tornare in Consiglio dei ministri per l'approvazione definitiva. Sperando che non ci siano intoppi.
(Liberazione, 7 Marzo 2008)
lunedì 3 marzo 2008
SANITA': INDAGATI DEL TURCO E SETTE ASSESSORI IN ABRUZZO
La delibera fu approvata nel gennaio scorso. Il gruppo sanitario "Villa Pini" vantava dei crediti con alcune Asl abruzzesi le quali non provvedevano a liquidare le cifre in quanto i fondi erano bloccati a causa del deficit sanitario regionale e per una controversia sulle effettive prestazioni erogate. Visti i ritardi, il gruppo ha stipulato un contratto per la cessione del credito alla Deutsche Bank la quale, scaduti i termini, ha poi chiesto il pagamento alla Regione. Quest'ultima ha predisposto un iter per l'atto di transazione e per dare mandato ai direttori generali delle Asl di pagare le somme dovute. La magistratura si è occupata della vicenda in seguito a un'interpellanza di Rifondazione Comunista nella quale si sosteneva che parte delle somme non fossero dovute.
La somma non è stata ancora liquidata e vi sono al lavoro commissioni ispettive regionali per verificare l'esatto ammontare del dovuto. Oltre a Del Turco sono indagati gli assessori Bernardo Mazzocca (Sanita), Tommaso Ginoble, Marco Verticelli, Franco Caramanico e Giovanni D'Amico - tutti del Pd - Mimmo Srour (Udeur) e Fernando Fabbiani (PdCI). Non sono indagati il vicepresidente della Regione, Enrico Paolini e Valentina Bianchi (Pd) e Betty Mura (Prc) che risultavano assenti al momento della votazione, che fu fatta all'unanimità. Il contratto di cessione di credito tra Villa Pini e Deutsche Bank era scaduto nell'aprile del 2007 e per questo ritardo la banca ha presentato alla Regione Abruzzo una richiesta di interessi di circa un milione di euro.
"E' una cosa che si chiarirà in brevissimo tempo": così il presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco, ha commentato l'indagine della magistratura. "Credo che non ci sia molto da dire - ha aggiunto - Si tratta di una delibera che abbiamo verificato con grande cautela e attenzione e nel pieno rispetto delle norme". L'assessore alla sanità, Bernardo Mazzocca, non ha invece voluto rilasciare dichiarazioni in proposito.
(fonte http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/altrenotizie/visualizza_new.html_17211689.html)
Per approfondimenti:
http://www.primadanoi.it/modules/bdnews/article.php?storyid=14168
lunedì 25 febbraio 2008
Il lavoro irrompe in campagna elettorale. Bertinotti risponde a Veltroni
Il 2008 non è il '53, ma alla Thyssenkrupp si muore come a Marcinelle.
di Fausto Bertinotti
Walter Veltroni conosce bene il linguaggio dei simboli e della comunicazione, dunque sa bene di cosa parliamo quando polemizziamo sulle candidature dell'operaio e dell'imprenditore. Parliamo delle classi sociali e della lotta tra di esse, cioè della lotta di classe. Bel tema, per capire come ci si colloca in questa società contemporanea e quali interessi e istanze sociali una forza politica vuole difendere.
Penso che se si dice di volerli difendere tutti, in realtà si finisce col difendere solo i più forti. Perciò credo che la politica della sinistra debba essere di parte, cioè organizzare e rappresentare, nel terreno sociale, in primo luogo, gli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori. Del resto così è stato sempre, non solo per i comunisti ma per i socialisti, i socialdemocratici e i labouristi e così continua ad esserlo.
Le classi c'erano nell'Ottocento come nel Novecento, come nel Duemila; diversa è la loro natura, si pensi alla diversità tra i primi del ‘900 e il neo-capitalismo della società dei consumi, diversa la loro composizione, e dunque diverse sono le caratteristiche del conflitto. Ma per sapere che esistono due punti di vista diversi nell'impresa e tra loro conflittuali non c'è bisogno di Marx e neppure dei coniugi Webb, basta la sociologia del lavoro, ben compresa quella americana.
Veltroni dovrebbe sapere che non c'è nulla di più vecchio e di più volte smentito dalla storia come dalla cronaca che la tesi della scomparsa delle classi, della lotta di classe e del capitalismo. Quante volte ne è stato decretato il superamento, salvo ritrovarselo di fronte, ogni volta mutato, e ogni volta portatore di vecchie e nuove diseguaglianze.
(fonte www.rifondazione.it)
Thyssenkrupp: omicidio volontario per l’amministratore delegato
Per la prima volta il reato contestato ad un manager d’azienda. Sei gli indagati. In soli 3 mesi la Procura di Torino chiude l’indagine sul rogo di dicembre costato la vita a 7 operai. Giorgio Airaudo: “è un precedente importante”
Sono queste le conclusioni dell'inchiesta sul tragico rogo della Thyssen, che la notte del 6 dicembre scorso provocò la morte di sette operai, bruciati vivi dalle fiamme divampate all'improvviso da un laminatoio e spirati uno a uno, dopo lunghe e terribili agonie, nei giorni successivi alla sciagura.
Il pool di magistrati coordinato dal procuratore Raffaele Guariniello ha chiuso in meno di tre mesi le indagini formulando nei confronti dei sei manager indagati ipotesi di reato pesantissime: per Espenhahn l'accusa di incendio e omicidio volontario con dolo eventuale, per gli altri - a seconda delle condotte - omicidio colposo e incendio colposo con colpa cosciente e omissione volontaria di cautele contro gli infortuni. Oltre a Espenhahn sono indagati i consiglieri delegati Marco Cucci e Gerald Priegnitz, un responsabile in servizio alla sede di Terni della multinazionale, Daniele Moroni, il direttore dello stabilimento di Torino Giuseppe Salerno, il responsabile del servizio di prevenzione dei rischi sul lavoro Cosimo Cafueri.
"Spero che li mettano in galera e buttino le chiavi", dice Sabina Laurino, vedova di Angelo, uno dei sette operai morti nel rogo. Oltre alle famiglie delle vittime anche gli operai della linea 5 intendono costituirsi parte civile. "La procura contesta il dolo - spiega Giorgio Airaudo, segretario torinese della Fiom - e questo significa che tutti i lavoratori erano esposti. E' un precedente importante".
È la prima volta che a un indagato in un'inchiesta in materia di infortuni sul lavoro viene contestato il reato di omicidio volontario. Un'accusa mossa in relazione alla sua posizione di vertice con i massimi poteri decisionali di spesa in particolare relativamente a due decisioni. L'imputazione di omicidio volontario si basa infatti su questi due elementi: innanzitutto l'amministratore delegato Harald Espenhanh ha posticipato dal 2006-2007 al 2007-2008 gli investimenti per il miglioramento dei sistemi antincendio dello stabilimento di Torino, pur sapendo che a quella data la sede sarebbe stata chiusa.
Il secondo punto riguarda poi l'adeguamento della linea 5, quella dove si verificò il disastro: anche in questo caso, nonostante le indicazioni tecniche fornite da un gruppo di studio interno all'azienda e anche da una compagnia assicuratrice, fu deciso di dotarla di impianti di rivelazione incendi e di spegnimento all'epoca successiva al trasferimento a Terni, nonostante gli impianti fossero in piena attività.
Giorgio Airaudo, segretario provinciale della Fiom, ha commentato: "Tre mesi per chiudere l'inchiesta su una strage come quella della thyssen è l'esempio di una giustizia efficace, che funziona, che sa essere rapida di fronte a sciagure così gravi. Noi come sindacato ci costituiremo parte civile e per la prima volta avanzerà la stessa richiesta un gruppo di lavoratori della Thyssen. Perché, se l'accusa di dolo eventuale verrà accertata, allora quell'incidente e quella fine potevano capitare a tutti gli operai della Thyssen. Una risposta che potrà risultare efficace anche sotto il profilo della prevenzione. Se la magistratura dimostra di essere capace di perseguire in tempi così brevi chi non segue le norme sulla sicurezza, sarà un valido spauracchio per chi ha poca attenzione per la salute e l'incolumità dei lavoratori".
Le testimonianze dei dirigenti dell’Asl confermano quanto operai e delegati avevano immediatamente denunciato: alla Thyssen di Torino erano state contestate, senza seguito, ben 116 violazioni alle norme di sicurezza, tutte negli atti che ora vengono depositati. Ma i punti chiave dell’inchiesta sono incentrati sui due incendi nelle fabbriche del gruppo, uno a Torino nel 2003, l’altro in Germania, che pur senza fare vittime avrebbero dovuto allarmare i vertici della multinazionale. E che invece allarmarono soltanto le compagnie assicurative, che elevarono da
(fonte www.rifondazione.it)
lunedì 18 febbraio 2008
Sinistra Arcobaleno: ECCOCI!

Al via la corsa elettorale di Prc, Sd, Verdi e Pdci uniti. Bertinotti: "a noi il compito di far vivere la sinistra".
«Ah, siamo messi così..». Fausto Bertinotti si fa largo nella ressa di fotografi e cameramen. Il caffè Fandango risulta stretto e trabocca di gente fin sull'antistante piazza di Pietra, in pieno centro a Roma. «Luogo affascinante, un po' disagevole, ma dà il segno dell'impresa: difficile, un po' incasinata, per questo divertente». Il bar. Perchè «la politica non ha luoghi deputati, separati. Può vivere nelle sezioni dei partiti, nelle sedi delle associazioni, nelle fabbriche, nelle scuole e nei bar, luogo tra i più vocati alla politica», dice il candidato premier del "la Sinistra l'Arcobaleno". «Politica da bar?». La provocazione di qualche malizioso non trova spazio. «A volte è migliore di tante chiacchiere che fanno i politici...», interviene il segretario del Prc Franco Giordano. Profumo di caffè e focaccine, tavolini e libri. In fondo, i manifesti con il simbolo unitario, a contorno qualche bandiera di partito, nessun cattedratico spazio dei relatori, solo sedie e qualche microfono. Un pianoforte sta muto in un angolo, in sottofondo bisbiglia una melodia sudamericana. Qui l'unione tra Prc, Sd, Pdci e Verdi inizia il suo cammino verso il voto di aprile, «con l'obiettivo di trascendere la campagna elettorale per dar vita a un nuovo soggetto della Sinistra», precisa Bertinotti. E il caffè Fandango, nonostante lo spazio angusto, dice molto della campagna elettorale pensata dal "leader a tempo" della "Cosa rossa".
Pochi comizi classici in piazza. Bertinotti punta a incontrare la gente nei luoghi significativi della vita quotidiana nelle città d'Italia. Per dire: un bar noto perchè frequentato da operai, un locale conosciuto perchè meta solita di intellettuali e via così. Un po' operaio, un po' ecologista, un po' gay-lesbo, come del resto disse lui stesso a un congresso del Prc anni fa. Oggi a maggior ragione: «Dopo tante divisioni, da storie diverse, nasce una sinistra allegra, colorata e plurale, con radici antiche e immaginazione di futuro». Via ai lavori. In mattinata, Bertinotti lancerà la campagna elettorale "Amica del clima" insieme ai responsabili Ambiente dei partiti de "la Sinistra l'Arcobaleno" (sala cinema dell'Hotel Nazionale a Roma). E un ulteriore gesto di contaminazione nel nuovo insieme politico, che sfida il Pd di Veltroni, sarà la presenza di Bertinotti al "parlamentino" dei Verdi domenica mattina. Per tutta "la Sinistra l'Arcobaleno", la prima vera interlocuzione con cittadini, associazioni e movimenti avverrà mercoledì prossimo, in una kermesse aperta e unitaria in un teatro romano. Un altro momento unitario della campagna elettorale è fissato per il primo e 2 marzo nelle piazze dei capoluoghi di regione. In agenda per Bertinotti la prossima settimana, un incontro con le donne della Sinistra Arcobaleno, che gli hanno chiesto un colloquio sulla rappresentanza femminile in campagna elettorale. Magari sarà la sede per sciogliere il nodo sul ticket (Rita Borsellino sempre più orientata a confermare il suo impegno politico in Sicilia, in campo Grazia Francescato). E poi incontri con i movimenti. Martedì al salotto tv di Vespa a Porta a Porta.
Franco Giordano, Oliviero Diliberto, Alfonso Pecoraro Scanio, i capigruppo di Sd Cesare Salvi e Titti Di Salvo in sostituzione di Fabio Mussi, ricoverato in ospedale per un intervento. I dissidi sembrano alle spalle, nel giorno della presentazione del simbolo unico e del candidato premier. Bertinotti non evita il tema: «Appartengo alla tradizione della falce e martello e, come me, nessuno che vi appartenga può sentirsi deprivato», ora che il simbolo non reca i loghi dei partiti. «Quando si porta una storia non solo senza tradirla, ma arricchendola con altre storie, si compie un grande gesto di sinistra». Diliberto acconsente: «La falce e martello continua comunque a esistere». «Abbiamo scelto di portarla nel cuore - prosegue Bertinotti - Del resto, anche Nenni e Togliatti nel '48 decisero di correre insieme sotto il simbolo del volto di Garibaldi racchiuso in una stella...». Al caffè Fandango, Rossana Praitano, portavoce del Gay Pride, presidente del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, è il segno tangibile della svolta. Si improvvisa «Nicoletta Orsomando» della Sinistra, presenta il candidato, fa notare che l'iride sul simbolo è «quella gay», con l'ordine dei colori inverso rispetto alla bandiera della pace: toni freddi sotto, quelli caldi sopra. «Non c'è la falce e martello, comprendiamo la rinuncia, si è capito che non poteva rappresentare anche i diritti civili e l'ambiente», sottolinea la "Orsomando". Mugugna Claudio Grassi di Essere Comunisti (Prc), che al Fandango non c'è ma annuncia un'assemblea aperta sul tema sabato prossimo a Roma.
La sfida è aperta, non senza preoccupazioni. «Un atto di speranza», lo definisce Bertinotti, affinchè «la sinistra non sia cancellata: il rischio c'è, senza l'impresa che stiamo compiendo». Dito puntato contro il tentativo di «americanizzare il panorama politico italiano», Pd versus Pdl e viceversa. Si chiama «omologazione», continua il candidato premier, rischia di sopprimere «la sinistra e le sue domande di cambiamento della società». C'è bisogno di politica, ma «riformata: ci proviamo senza iattanza e moralismi, ma con profonda moralità e senso etico». Nemmeno a pensarlo, non c'è spazio per larghe coalizioni con Berlusconi e anche un'alleanza con il Pd appare difficile, benchè si lavori a intese per le amministrative. Per parlarne, innanzitutto bisognerebbe «che perdesse Berlusconi», ragiona Bertinotti. E poi ci vorrebbe una «modificazione dell'orientamento politico del Pd e non mi sembra ci sia... Pur rispettando l'autonomia, noi lavoriamo per contaminarlo il Pd: da sinistra». Tanto più che il partito di Veltroni si sposta sempre più al centro, concordano i leader, soprattutto ora che ha siglato «l'accordo con Di Pietro», nota Sgobio del Pdci, «smentendo gli annunci di Veltroni di andare da solo», dice Salvi di Sd. Di certo, la sinistra è «asimmetrica rispetto al voto un po' troppo simile che può essere dato al Pd o al Popolo della Libertà», stigmatizza Migliore del Prc.
Trascendere la campagna elettorale per il nuovo soggetto unitario e plurale è l'obiettivo di lunga gittata. Ma l'obiettivo ravvicinato è a due cifre? « On s'engage ...». Ci impegniamo, dice Bertinotti disegnando scenari aperti anche sulla spinosa ipotesi di scioglimento dei partiti della/nella Sinistra Arcobaleno. «Decideranno loro e le persone non di partito che prenderanno parte al nuovo soggetto». Il processo è, appunto, aperto. C'è di certo che nella prossima legislatura il nuovo soggetto avrà gruppi unici in Parlamento.
(fonte www.rifondazione.it)
giovedì 7 febbraio 2008
Impianti a biomasse nella marsica
Sulla Gazzetta Ufficiale del 16 gennaio 2007 il Ministero dell’Ambiente pubblica un bando in base al quale piccole, grandi e medie imprese possono ricevere contributi per l’acquisto di impianti finalizzati alla produzione di energia da fonti rinnovabili.
Nel giro di pochi mesi solo nella Marsica sono stati proposti ben 6 inceneritori da alimentare a biomasse o oli vegetali e allo stato attuale uno di questi progetti sta diventando realtà.
Cosa succede nel Fucino
Il 19 settembre 2007, presso il Ministero delle Politiche Agricole a Roma, è stato siglato l’accordo tra Regione Abruzzo, Provincia dell’Aquila, Comune di Celano, organizzazioni sindacali, le società Sadam, Eridania e Powercrop, tale accordo prevede la realizzazione di un nuovo impianto per la valorizzazione e la trasformazione degli ortaggi tipici del Fucino e la costruzione di una centrale a biomasse. L’impianto di trasformazione dei prodotti agricoli sarà ubicato nell’area dell’ex zuccherificio di Celano. Tratterà 20.000 tonnellate di patate e 10.000 di carote l’anno ed una superficie coltivata fino a
Cosa sono le biomasse?
Biomassa è tutto ciò che ha matrice organica. Può essere costituita da residui delle coltivazioni destinate all’alimentazione umana o animale, da piante espressamente coltivate per scopi energetici, da residui forestali, da scarti di attività industriali (come i trucioli di legno), da scarti delle aziende zootecniche o dalla parte organica dei rifiuti urbani. Per quanto riguarda i possibili utilizzi delle biomasse possiamo riferirci alla semplice combustione di legname per produrre calore, all’impiego di carburanti alternativi nei mezzi da trasporto o per produrre calore e/o elettricità, all’impiego di scarti industriali e/o rifiuti organici (trasformati in CDR, combustibile da rifiuti) in centrali termoelettriche. Ma oltre alla combustione possiamo avere altri usi energetici delle biomasse: ad esempio la trasformazione chimica, in appositi digestori anaerobici, del materiale organico in biogas, cioè metano da utilizzare per qualunque uso attuale del metano (produzione di calore ed elettricità o come carburante da trazione). Questa trasformazione è particolarmente efficace per liquami zootecnici, fanghi di depurazione urbana, parti organiche dei rifiuti, scarti di industrie alimentari e scarti di mercati ortofrutticoli.
C’è poi un’altra e, forse, più importante utilizzazione delle biomasse: la produzione di compost per l’agricoltura, cioè materiale organico opportunamente fatto maturare e mescolato alla terra per garantire il ripristino degli elementi nutritivi nei campi agricoli.
Perché tanta preoccupazione?
Da un incontro con Fabio Barcaioli, membro della commissione ministeriale per le biomasse, è emerso che nella riforma comunitaria quando si parla di riconversione degli zuccherifici, ci si riferisce sia allo stabilimento deputato alla produzione e al confezionamento dello zucchero, sia ai campi che andavano a produrre la barbabietola, e quindi tutta la filiera dello zuccherificio.
In Italia su 9 zuccherifici, attualmente 7 hanno presentato progetti di riconversione e tutti e 7 sono stati presentati da Sadam, Eridania e PowerCrop con le stesse modalità: si tratta di centrali da 25/30 MWe dove si bruceranno biomasse.
E’ chiara la modifica della natura societaria della Sadam; da azienda produttrice di zucchero la multinazionale si sposta nel mercato energetico, sponsorizzando e finanziando, grazie all’ingente finanziamento europeo, un impianto di produzione di energia.
L’Europa con tali finanziamenti intendeva restituire al territorio ciò che vi è stato sottratto imponendo delle quote massime alla produzione di zucchero, fornendo liquidità per progetti che riguardino investimenti sul settore della produzione agricola locale.
A nostro parere un investimento nel campo della produzione di energia non garantisce i dovuti benefici all’agricoltura ed alla natura rurale della Marsica, anzi li sottrae abbondantemente, riducendo sicuramente la disponibilità idrica futura e compromettendo le fiorenti produzioni ortofrutticole locali, spostandole verso misteriosi materiali da “bruciare”.
Motivo di maggior preoccupazione è che nel nostro territorio, a differenza degli altri siti nel resto d’Italia coinvolti dalle riconversioni degli zuccherifici Sadam e come confermato dallo stesso Fabio Barcaioli,
Nella Marsica infattii rappresentanti delle associazioni di categoria degli agricoltori hanno firmato l’accordo!
Come se ciò non bastassei soggetti firmatari dell’accordo si sono mossi in segretezza senza informare la popolazione del progettoe senza dare la possibilità di venirne a conoscenza.
I firmatari dell’accordo ( tra i quali si annotano Donatantonio De Falcis per l’ARSSA, Bruno Petrei per
Inoltre sappiamo che nel citato progetto definitivo è riportato che “anche se non dovuto, il progetto sarà sottoposto volontariamente alla VIA (Valutazione Impatto Ambientale)”.
Si legge anche:
sviluppo pratiche autorizzative entro marzo 2008;
apertura cantieri giugno 2008;
messa in esercizio dell’impianto prevista per l’inizio del 2011.
Perché tanta disinformazione intorno ad un progetto che toccherà così da vicino la nostra realtà sociale e lavorativa??
Sulla necessità dell’impianto
Come i recenti avvenimenti ci testimoniano, dietro la bandiera della produzione energetica si mascherano i più subdoli scopi delle aziende promotrici. Come si evince dall’accordo, il previsto impianto sarà “..un impianto di generazione elettrica a ciclo combinato cogenerativo di 32 MWe, di cui 26,7 cedibili alla rete […] “.
I MegaWatt elettrici che saranno ceduti alla rete nazionale di fornitura elettrica saranno pagati beneficiando anche di una percentuale di denaro prelevata dalla bolletta industriale, infatti la componente tariffaria A3 nella bolletta dell’Enel copre i costi per il finanziamento degli incentivi alle fonti rinnovabili.
I bilanci energetici ed economici di impianti di questo tipo sono infatti in pesante passivo, e mantengono benefici solo per l’assurda legge incentivata dai CIP 6 o dai certificati verdi.
Inutile dire che questi impianti consumano più energia di quanta ne producano, contribuiscono all'effetto serra, alterano lo scopo dell'agricoltura, cioè produrre cibo e non energia, inquinano l'ambiente. Considerando che l’investimento totale dell’impianto dovrebbe essere certamente superiore agli 80 milioni di euro, viene naturale pensare a quali possano essere i guadagni sul lungo termine garantiti a questi impianti dall’attuale legislazione italiana.
L’intera Regione Abruzzo ha un quantitativo di biomasse sufficiente a soddisfare 40 MW elettrici, pertanto è assurdo ritenere che il solo Fucino abbia materia sufficiente a soddisfare 32 MWe ( dati ENEA e dati ISTAT 2006 ).
Gli impianti a biomasse non sono quasi mai fonti rinnovabili, la legge italiana prevede che al loro interno vengano bruciati anche gli RSU e lo stesso Fabio Barcaioli ci ha confermato comeimpianti di questa portata finiscano per diventare dei veri e propri inceneritori di rifiuti.
Inoltre l’emergenza idrica nel nostro territorio è una realtà che deve essere considerata, pertanto risulta essere poco etico e morale sottrarre acqua a prodotti agricoli tipici del Fucino, che da sempre sono stati un vanto per la nostra economia a sostegno di colture, quali i pioppi, destinate ad essere bruciate all’interno di questo impianto che necessitano di un ingente quantitativo di acqua.
Illustri pareri dal mondo scientifico
Se si vogliono avere pareri scientifici e medici sull’incenerimento di biomasse, ci si può rivolgere a livello nazionale ad esperti del settore, e NOI LO ABBIAMO FATTO!
Vi riportiamo di seguito le risposte che ci sono state date:
Federico Valerio (Direttore del dipartimento di chimica Ambientale dell’Istituto tumori di Genova):
“In base a numerosi dati di letteratura desunti da chi sta studiando il problema si evince che si stanno sottovalutando le emissioni inquinanti derivanti dalla combustione delle biomasse, il trattamento delle ceneri, gli effetti di depauperamento di oligoelementi dal suolo. I bilanci energetici e le emissioni di gasserra devono essere fatte con attenzione, è possibile che con questa scelta i problemi si aggravino, invece di risolversi”.
Prof. Stefano Montanari (Direttore Scientifico del laboratorio Nanodiagnostics di Modena):
“A prescindere dalla ovvia devastazione del territorio, si tratta solo raramente di biomasse, visto che lì dentro con i vegetali ci finiscono concimi chimici e pesticidi, per non parlare degli scarti di legni trattati industrialmente che ci sgattaiolano sempre in mezzo. Poi, stanti i legislatori che abbiamo, noi trasformiamo ope legis qualsiasi porcheria in ciò che ci fa comodo al momento (o, meglio, in ciò che fa comodo a loro per derubarci di più e meglio). Così i rifiuti "di qualità" (?) sono legalmente biomassa. Dal rogo di tutta questa roba esce un po' di tutto, dalle diossine alle nanopolveri di metalli pesanti […]. Il vantaggio della centrale a biomassa (..entro pochissimi anni diventa quatta quatta un inceneritore) è che la gente ci casca meglio ed è convinta che si tratti di un processo omologabile a quanto avviene normalmente in natura. Il che è un'idiozia”.
Rapporto APAT(Agenzia protezione ambiente e territorio) 2003 sulle biomasse legnose:
studi recenti sulla qualità dell’aria in prossimità degli impianti di combustione (ma le stesse considerazioni possono essere estese agli altri processi di conversione termochimica del legno, poiché non esistono delle differenze sostanziali tra le emissioni) hanno dimostrato che l’uso del legno come combustibile può avere impatti significativi sull’ambiente per la formazione, nel corso del processo, di sostanze inquinanti.
Tra queste sostanze, il gruppo degli idrocarburi, la formaldeide, il particolato respirabile (inferiore a 2μ), ilmonossido di carbonio, gli ossidi di azoto e, talvolta, l’anidride solforosa, sono i composti che destano lepreoccupazioni maggiori di ordine sanitario.
Da queste considerazioni viene da sé capire che un impianto di tale portata, non può rappresentare una via di sviluppo né economico né ambientale per
Riteniamo che al territorio fucense debba esser data una possibilità di sviluppo economico e ambientale che sia davvero compatibile con quelle che sono le caratteristiche e le esigenze dello stesso.
Per fare questo si deve intraprendere la via dell’Agricoltura sostenibile; proponiamo delle linee guida:
- Chiedere che venga finanziata l’agricoltura sostenibile, tagliando i finanziamenti per l’agricoltura non sostenibile;
- Misurare il successo delle politiche alimentari non in termini di produzione di cibo, ma in termini di nutrizione e salute umana;
- Stabilizzare gli acquiferi riducendo il livello di captazione dell’acqua per mantenerlo a livello di quello di ricarica;
- Ridurre lo spreco dell’acqua nell’irrigazione;
- Aumentando l’uso dei fertilizzanti organici e della biomassa (utilizzo del compost derivante dalla digestione batterica dei propri scarti agricoli; compostare la biomassa,non bruciarla!)e dell’energia solare per far crescere e lavorare le coltivazioni;
- Puntare sul controllo biologico e sulla gestione integrata degli infestanti;
- Piantare filari di siepi o di alberi intorno ai campi coltivati per ostacolare invasioni da parte degli insetti e fornire habitat per i loro nemici naturali, con il beneficio aggiuntivo di ridurre l’erosione del suolo);
- Ricorrere alla Bioremediation o trattamento biologico: si tratta di una pratica utile ed economicamente vantaggiosa in cui i batteri vengono utilizzati per distruggere le sostanze tossiche e dannose e convertirle in forme innocue. In questo modo si potrebbero bonificare siti contaminati e anche le acque delle falde.
- Fitodepurazione, ovvero depurazione delle acque dei canali del fucino da parte delle piante.
- Valorizzare sul mercato la “carota del Fucino” (marchio IGP) e prodotti importanti come la patata con iniziative gastronomiche, inserimento nelle catene commerciali di linee regionali o di qualità, accordi commerciali con agriturismi e ristoranti locali e delle vicine aree protette.
- Proteggere i terreni agricoli esistenti dal degrado e ambientale e dalla conversione ad usi urbani o industriali;
- Stabilire programmi di “addestramento” all’agricoltura sostenibile per gli agricoltori e incoraggiare la creazione nelle scuole (istituto agrario di Avezzano) di curricula sull’agricoltiura sostenibile e sulla nutrizione umana;

