giovedì 7 febbraio 2008

Impianti a biomasse nella marsica

Sulla Gazzetta Ufficiale del 16 gennaio 2007 il Ministero dell’Ambiente pubblica un bando in base al quale piccole, grandi e medie imprese possono ricevere contributi per l’acquisto di impianti finalizzati alla produzione di energia da fonti rinnovabili.

Nel giro di pochi mesi solo nella Marsica sono stati proposti ben 6 inceneritori da alimentare a biomasse o oli vegetali e allo stato attuale uno di questi progetti sta diventando realtà.

Cosa succede nel Fucino

Il 19 settembre 2007, presso il Ministero delle Politiche Agricole a Roma, è stato siglato l’accordo tra Regione Abruzzo, Provincia dell’Aquila, Comune di Celano, organizzazioni sindacali, le società Sadam, Eridania e Powercrop, tale accordo prevede la realizzazione di un nuovo impianto per la valorizzazione e la trasformazione degli ortaggi tipici del Fucino e la costruzione di una centrale a biomasse. L’impianto di trasformazione dei prodotti agricoli sarà ubicato nell’area dell’ex zuccherificio di Celano. Tratterà 20.000 tonnellate di patate e 10.000 di carote l’anno ed una superficie coltivata fino a 2000 ettari. L’impianto per le biomasse invece verrà costruito a Borgo Incile (Avezzano) sui terreni situati di fronte la Cartiera Burgo. Si tratta di una centrale di 30 MWe, alimentata da 270.000 tonnellate di biomasse coltivate nel territorio e con possibilità occupazionali di circa una ventina di unità (nella migliore delle ipotesi). Nell’accordo è prevista anche la messa a coltura su 4500 ettari di terreno di specie vegetali (pioppi) da bruciare all’interno dell’impianto.

Cosa sono le biomasse?

Biomassa è tutto ciò che ha matrice organica. Può essere costituita da residui delle coltivazioni destinate all’alimentazione umana o animale, da piante espressamente coltivate per scopi energetici, da residui forestali, da scarti di attività industriali (come i trucioli di legno), da scarti delle aziende zootecniche o dalla parte organica dei rifiuti urbani. Per quanto riguarda i possibili utilizzi delle biomasse possiamo riferirci alla semplice combustione di legname per produrre calore, all’impiego di carburanti alternativi nei mezzi da trasporto o per produrre calore e/o elettricità, all’impiego di scarti industriali e/o rifiuti organici (trasformati in CDR, combustibile da rifiuti) in centrali termoelettriche. Ma oltre alla combustione possiamo avere altri usi energetici delle biomasse: ad esempio la trasformazione chimica, in appositi digestori anaerobici, del materiale organico in biogas, cioè metano da utilizzare per qualunque uso attuale del metano (produzione di calore ed elettricità o come carburante da trazione). Questa trasformazione è particolarmente efficace per liquami zootecnici, fanghi di depurazione urbana, parti organiche dei rifiuti, scarti di industrie alimentari e scarti di mercati ortofrutticoli.

C’è poi un’altra e, forse, più importante utilizzazione delle biomasse: la produzione di compost per l’agricoltura, cioè materiale organico opportunamente fatto maturare e mescolato alla terra per garantire il ripristino degli elementi nutritivi nei campi agricoli.

Perché tanta preoccupazione?

Da un incontro con Fabio Barcaioli, membro della commissione ministeriale per le biomasse, è emerso che nella riforma comunitaria quando si parla di riconversione degli zuccherifici, ci si riferisce sia allo stabilimento deputato alla produzione e al confezionamento dello zucchero, sia ai campi che andavano a produrre la barbabietola, e quindi tutta la filiera dello zuccherificio.

In Italia su 9 zuccherifici, attualmente 7 hanno presentato progetti di riconversione e tutti e 7 sono stati presentati da Sadam, Eridania e PowerCrop con le stesse modalità: si tratta di centrali da 25/30 MWe dove si bruceranno biomasse.

E’ chiara la modifica della natura societaria della Sadam; da azienda produttrice di zucchero la multinazionale si sposta nel mercato energetico, sponsorizzando e finanziando, grazie all’ingente finanziamento europeo, un impianto di produzione di energia.

L’Europa con tali finanziamenti intendeva restituire al territorio ciò che vi è stato sottratto imponendo delle quote massime alla produzione di zucchero, fornendo liquidità per progetti che riguardino investimenti sul settore della produzione agricola locale.

A nostro parere un investimento nel campo della produzione di energia non garantisce i dovuti benefici all’agricoltura ed alla natura rurale della Marsica, anzi li sottrae abbondantemente, riducendo sicuramente la disponibilità idrica futura e compromettendo le fiorenti produzioni ortofrutticole locali, spostandole verso misteriosi materiali da “bruciare”.

Motivo di maggior preoccupazione è che nel nostro territorio, a differenza degli altri siti nel resto d’Italia coinvolti dalle riconversioni degli zuccherifici Sadam e come confermato dallo stesso Fabio Barcaioli, la Marsica detiene il triste primato del raggiungimento di un accordo tra società propositrice e categorie di agricoltori locali.

Nella Marsica infattii rappresentanti delle associazioni di categoria degli agricoltori hanno firmato l’accordo!

Come se ciò non bastassei soggetti firmatari dell’accordo si sono mossi in segretezza senza informare la popolazione del progettoe senza dare la possibilità di venirne a conoscenza. Infatti l’art.5 dell’accordo prevede la segretezza delle informazioni.
I firmatari dell’accordo ( tra i quali si annotano Donatantonio De Falcis per l’ARSSA, Bruno Petrei per la Coldiretti, Filippo Rubei per la CIA e Roberto Fonte per la Confagricoltura ) hanno l’obbligo di non divulgare le informazioni in loro possesso sull’impianto.

Inoltre sappiamo che nel citato progetto definitivo è riportato che “anche se non dovuto, il progetto sarà sottoposto volontariamente alla VIA (Valutazione Impatto Ambientale)”.

Si legge anche:
sviluppo pratiche autorizzative entro marzo 2008;
apertura cantieri giugno 2008;
messa in esercizio dell’impianto prevista per l’inizio del 2011.

Perché tanta disinformazione intorno ad un progetto che toccherà così da vicino la nostra realtà sociale e lavorativa??

Sulla necessità dell’impianto

Come i recenti avvenimenti ci testimoniano, dietro la bandiera della produzione energetica si mascherano i più subdoli scopi delle aziende promotrici. Come si evince dall’accordo, il previsto impianto sarà “..un impianto di generazione elettrica a ciclo combinato cogenerativo di 32 MWe, di cui 26,7 cedibili alla rete […] “.

I MegaWatt elettrici che saranno ceduti alla rete nazionale di fornitura elettrica saranno pagati beneficiando anche di una percentuale di denaro prelevata dalla bolletta industriale, infatti la componente tariffaria A3 nella bolletta dell’Enel copre i costi per il finanziamento degli incentivi alle fonti rinnovabili.

I bilanci energetici ed economici di impianti di questo tipo sono infatti in pesante passivo, e mantengono benefici solo per l’assurda legge incentivata dai CIP 6 o dai certificati verdi.

Inutile dire che questi impianti consumano più energia di quanta ne producano, contribuiscono all'effetto serra, alterano lo scopo dell'agricoltura, cioè produrre cibo e non energia, inquinano l'ambiente. Considerando che l’investimento totale dell’impianto dovrebbe essere certamente superiore agli 80 milioni di euro, viene naturale pensare a quali possano essere i guadagni sul lungo termine garantiti a questi impianti dall’attuale legislazione italiana.

L’intera Regione Abruzzo ha un quantitativo di biomasse sufficiente a soddisfare 40 MW elettrici, pertanto è assurdo ritenere che il solo Fucino abbia materia sufficiente a soddisfare 32 MWe ( dati ENEA e dati ISTAT 2006 ).

Gli impianti a biomasse non sono quasi mai fonti rinnovabili, la legge italiana prevede che al loro interno vengano bruciati anche gli RSU e lo stesso Fabio Barcaioli ci ha confermato comeimpianti di questa portata finiscano per diventare dei veri e propri inceneritori di rifiuti.

Come non essere certi quindi dell’incompatibilità dell’impianto con il territorio fucense?!

Inoltre l’emergenza idrica nel nostro territorio è una realtà che deve essere considerata, pertanto risulta essere poco etico e morale sottrarre acqua a prodotti agricoli tipici del Fucino, che da sempre sono stati un vanto per la nostra economia a sostegno di colture, quali i pioppi, destinate ad essere bruciate all’interno di questo impianto che necessitano di un ingente quantitativo di acqua.

Illustri pareri dal mondo scientifico

Se si vogliono avere pareri scientifici e medici sull’incenerimento di biomasse, ci si può rivolgere a livello nazionale ad esperti del settore, e NOI LO ABBIAMO FATTO!

Vi riportiamo di seguito le risposte che ci sono state date:

Federico Valerio (Direttore del dipartimento di chimica Ambientale dell’Istituto tumori di Genova):
In base a numerosi dati di letteratura desunti da chi sta studiando il problema si evince che si stanno sottovalutando le emissioni inquinanti derivanti dalla combustione delle biomasse, il trattamento delle ceneri, gli effetti di depauperamento di oligoelementi dal suolo. I bilanci energetici e le emissioni di gasserra devono essere fatte con attenzione, è possibile che con questa scelta i problemi si aggravino, invece di
risolversi”.

Prof. Stefano Montanari (Direttore Scientifico del laboratorio Nanodiagnostics di Modena):
“A prescindere dalla ovvia devastazione del territorio, si tratta solo raramente di biomasse, visto che lì dentro con i vegetali ci finiscono concimi chimici e pesticidi, per non parlare degli scarti di legni trattati industrialmente che ci sgattaiolano sempre in mezzo. Poi, stanti i legislatori che abbiamo, noi trasformiamo ope legis qualsiasi porcheria in ciò che ci fa comodo al momento (o, meglio, in ciò che fa comodo a loro per derubarci di più e meglio). Così i rifiuti "di qualità" (?) sono legalmente biomassa. Dal rogo di tutta questa roba esce un po' di tutto, dalle diossine alle nanopolveri di metalli pesanti […]. Il vantaggio della centrale a biomassa (..entro pochissimi anni diventa quatta quatta un inceneritore) è che la gente ci casca meglio ed è convinta che si tratti di un processo omologabile a quanto avviene normalmente in natura. Il che è un'idiozia”.


Rapporto APAT(Agenzia protezione ambiente e territorio) 2003 sulle biomasse legnose:
studi recenti sulla qualità dell’aria in prossimità degli impianti di combustione (ma le stesse considerazioni possono essere estese agli altri processi di conversione termochimica del legno, poiché non esistono delle differenze sostanziali tra le emissioni) hanno dimostrato che l’uso del legno come combustibile può avere impatti significativi sull’ambiente per la formazione, nel corso del processo, di sostanze inquinanti.

Tra queste sostanze, il gruppo degli idrocarburi, la formaldeide, il particolato respirabile (inferiore a 2μ), ilmonossido di carbonio, gli ossidi di azoto e, talvolta, l’anidride solforosa, sono i composti che destano lepreoccupazioni maggiori di ordine sanitario.

Da queste considerazioni viene da sé capire che un impianto di tale portata, non può rappresentare una via di sviluppo né economico né ambientale per la Marsica.

La nostra proposta per il Fucino

Riteniamo che al territorio fucense debba esser data una possibilità di sviluppo economico e ambientale che sia davvero compatibile con quelle che sono le caratteristiche e le esigenze dello stesso.

Gli Agricoltori, importanti soggetti coinvolti in questo accordo, dovrebbero chiedere che i soldi della riconversione non vengano utilizzati per “mandare in fumo” il proprio lavoro e la propria terra, ma vengano invece investiti per promuovere un tipo di agricoltura che valorizzi i propri prodotti non solo a livello locale, ma anche Regionale e Nazionale.

Per fare questo si deve intraprendere la via dell’Agricoltura sostenibile; proponiamo delle linee guida:

  • Chiedere che venga finanziata l’agricoltura sostenibile, tagliando i finanziamenti per l’agricoltura non sostenibile;
  • Misurare il successo delle politiche alimentari non in termini di produzione di cibo, ma in termini di nutrizione e salute umana;
  • Stabilizzare gli acquiferi riducendo il livello di captazione dell’acqua per mantenerlo a livello di quello di ricarica;
  • Ridurre lo spreco dell’acqua nell’irrigazione;
  • Aumentando l’uso dei fertilizzanti organici e della biomassa (utilizzo del compost derivante dalla digestione batterica dei propri scarti agricoli; compostare la biomassa,non bruciarla!)e dell’energia solare per far crescere e lavorare le coltivazioni;
  • Puntare sul controllo biologico e sulla gestione integrata degli infestanti;
  • Piantare filari di siepi o di alberi intorno ai campi coltivati per ostacolare invasioni da parte degli insetti e fornire habitat per i loro nemici naturali, con il beneficio aggiuntivo di ridurre l’erosione del suolo);
  • Ricorrere alla Bioremediation o trattamento biologico: si tratta di una pratica utile ed economicamente vantaggiosa in cui i batteri vengono utilizzati per distruggere le sostanze tossiche e dannose e convertirle in forme innocue. In questo modo si potrebbero bonificare siti contaminati e anche le acque delle falde.
  • Fitodepurazione, ovvero depurazione delle acque dei canali del fucino da parte delle piante.
  • Valorizzare sul mercato la “carota del Fucino” (marchio IGP) e prodotti importanti come la patata con iniziative gastronomiche, inserimento nelle catene commerciali di linee regionali o di qualità, accordi commerciali con agriturismi e ristoranti locali e delle vicine aree protette.
  • Proteggere i terreni agricoli esistenti dal degrado e ambientale e dalla conversione ad usi urbani o industriali;
  • Stabilire programmi di “addestramento” all’agricoltura sostenibile per gli agricoltori e incoraggiare la creazione nelle scuole (istituto agrario di Avezzano) di curricula sull’agricoltiura sostenibile e sulla nutrizione umana;

Tutto questo non è utopia: in un’ epoca come quella in cui ci ritroviamo bisogna iniziare a scrollarsi di dosso le vecchie abitudini e guardare con interesse ed innovazione ad un futuro sostenibile in cui la prima necessità e il primo dovere che abbiamo nei confronti di noi stessi e delle generazioni future è quello di integrare l’agricoltura, la popolazione urbana e rurale, l’energia, la salute, il clima, le risorse d’acqua e di suolo,l’uso della terra, l’inquinamento e le politiche della biodiversità.


1 commento:

Roberto ha detto...

Salve, vorrei scoprire il valore delle carote di scarto per tonnellata.
Grazie in anticipo


Carta - Articoli

Repubblica.it > Homepage

ANSA.it - Top News

Adnkronos - Cronaca