Il consiglio dei ministri ha approvato le nuove regole: arresti (o multe) per chi sgarra. Per gli imprenditori si tratta di un provvedimento “punitivo”.
Ferrero: “Si comportano da padroni delle ferriere”. Governo e sindacati soddisfatti
Il governo ha finalmente dato l'ok al decreto attuativo della legge delega sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Un atto dovuto, si potrebbe dire, visto lo stillicidio di morti cominciato in dicembre con la strage alla ThyssenKrupp e tutt'altro che chiuso. Un atto dovuto che solo le imprese, in coro, continuano ad osteggiare forsennatamente.
Sono scese in campo compatte, guidate dal gran capo Montezemolo, con dichiarazioni durissime contro il testo che il governo gli ha illustrato prima di approvarlo. Da Confindustria all'Ania, dalla Cia alla Coldiretti, da Confapi a Confartigianato, da Confcommercio a Lega delle cooperative, le imprese hanno bocciato il testo perché, nonostante il «tentativo operato dal governo di graduare meglio l'entità delle sanzioni», «continua a rappresentare un intervento di natura punitiva che nulla ha a che vedere con le logiche della prevenzione». Non fosse chiaro, ci ha pensato il presidente della Fiat a sparare a zero, forse nel tentativo di intimorire il consiglio dei ministri chiamato ad approvare il testo: il decreto è «l'ultimo atto di una sinistra anti-industriale e demagogica» che se la piglia con gli «imprenditori che piangono con la pancia piena, una espressione che non si sentiva nemmeno nella Cuba degli anni '70». Inoltre, attacca Montezemolo, inasprire solo le pene con «un impianto tutto spostato sulle sanzioni e non sulle regole» non salverà «nemmeno una vita in più». Anzi, insinua il capo degli industriali, questa legge non farà che spingere gli imprenditori ad assumere in nero.
Quel che proprio non va giù agli imprenditori è la presenza, nel testo varato, di sanzioni fino all'arresto. Il governo, per altro, per venire incontro alle richieste del mondo imprenditoriale, ha introdotto delle modifiche, la più significativa delle quali è quella che prevede la possibilità per l'imprenditore che rischia l'arresto fino a 18 mesi di chiedere, durante lo svolgimento del processo, di commutare la pena in un'ammenda (da 8mila a 24mila euro). Nel testo iniziale l'esclusività dell'arresto (da sei mesi a due anni) era previsto quando il datore di lavoro non avesse effettuato la valutazione dei rischi nel caso di centrali termoelettriche, fabbriche di esplosivi, aziende industriali con più di 200 dipendenti, aziende estrattive con oltre 50 dipendenti, cliniche, aziende con rischi biologici o che si occupano dello smaltimento e della bonifica dell'amianto.
Nell'ultima versione l'arresto previsto va da 6 mesi ad un anno e mezzo e può essere, appunto, tramutato in ammenda pecuniaria. Il giudice può decidere in questo senso, su richiesta dell'imputato, solo a precise condizioni: che il datore di lavoro abbia provveduto a mettersi in regola con gli adempimenti, che la violazione non sia stata causa di infortuni, che il soggetto non abbia già riportato condanna definitiva per la violazione di norme sulla prevenzione degli infortuni. Nel nuovo testo viene anche alleggerito l'ammontare delle sanzioni pecuniarie in caso di incidenti: da 24mila a 18mila euro, mentre sono state introdotte delle attenuanti «per buona prassi» per quelle aziende pericolose che nonelaborano il documento di valutazione del rischio e i cui titolari, quindi, rischiano l'arresto. Insomma, come ha spiegato il ministro della giustizia Scotti, «l'arresto esclusivo è previsto solo nei casi più gravi» e quindi viene rispettato «il criterio della proporzionalità». Tant'è. Per le imprese resta «un'occasione persa».
«E' uno scandalo che con tutte queste tragedie sul lavoro, Confindustria avanzi delle critiche sul ddl per la sicurezza del lavoro», ha commentato a caldo, il segretario del Prc, Franco Giordano. Ma, almeno per questa volta, il governo ha tirato dritto per la sua strada, nonostante le parole piuttosto preoccupanti di Veltroni, pressocché identiche a quelle di Montezemolo: per garantire la sicurezza sul lavoro «serve un inasprimento delle pene ma non solo, bisogna aumentare la prevenzione attraverso la formazione». Con il che sembra non aver letto il testo del decreto che, tra l'altro, istituisce un fondo di 50 milioni destinato anche alla formazione dei lavoratori.
Uscendo dal consiglio dei ministri, il premier Prodi ha ribadito la propria soddisfazione per l'approvazione di un provvedimento che «non ha alcun intento puntivo», mentre per il ministro del lavoro Damiano, protagonista di uno scontro piuttosto duro con i vertici di Confindustria proprio sulle sanzioni, il testo unico ha «grande equilibrio», visto che «sin dall'inizio abbiamo cercato una soluzione proporzionale tra sanzioni e violazioni. Il risultato sanzionatorio è calibrato». Soddisfatti anche il sottosegretario al lavoro Antonio Montagnino e quello alla salute Gian Paolo Patta: «E' un provvedimento di fondamentale importanza, atteso da oltre 30 anni, che consentirà di garantire una più adeguata prevenzione, un potenziamento della formazione, un coordinamento della vigilanza, maggiore sostegno alle imprese per mettersi in regola, il potenziamento del ruolo dei rappresentanti per la sicurezza». Dal canto suo, il ministro della salute, Livia Turco, ha sottolineato l'importanza del patto con le Regioni «che prevede il potenziamento dei controlli delle Asl nei luoghi di lavoro, che li porterà da 75mila a 250mila l'anno». Il ministro della solidarietà, Paolo Ferrero, infine, si è rammaricato che «il consiglio dei ministri abbia deciso di venire incontro alle richieste della Confindustria ammorbidendo il decreto». Ma, ha aggiunto, «si tratta di una sgrammaticatura che non nega il grande valore della decisione assunta. Le reazioni negative e a tratti scomposte di Confindustria - ha concluso con durezza Ferrero - ci dicono come sul tema della sicurezza sui luoghi di lavoro nei mesi scorsi vi siano state molte lacrime di coccodrillo e come dietro i modi garbati e i vestiti gessati continui a vivere indisturbata la logica da padroni delle ferriere».
Diametralmente opposto a quello delle imprese, ovviamente, il giudizio di Cgil, Cisl e Uil e Ugl: la nuova legge «darà un contributo sensibile a tutelare meglio l'integrità e la vita di chi lavora»; dunque, «la nostra valutazione complessivamente è positiva», anche rispetto al metodo seguito «che, sin dalla predisposizione della delega, ha visto il lavoro comune».
L'iter del provvedimento, comunque, non è concluso. Il decreto dovrà ricevere il parere delle commissioni parlamentari competenti e della Conferenza Stato-Regioni, per poi tornare in Consiglio dei ministri per l'approvazione definitiva. Sperando che non ci siano intoppi.
(Liberazione, 7 Marzo 2008)

