giovedì 18 ottobre 2007

INTERROGAZIONE SU INSEDIAMENTI DI STAMPO MAFIOSO NELLA MARSICA

Pubblichiamo sul nostro portale (www.rifondazionemarsica.org) l'interrogazione parlamentare presentata ieri e firmata, tra gli altri, dal senatore di Rifondazione Comunista Senatore Giuseppe Di Lello.

L'interrogazione permetterà, finalmente, di aprire una discussione aperta sul tema, delle infiltrazioni mafiose, che è un problema reale e attuale del nostro territorio. Ci si augura che, sia a livello parlamentare che (speriamo) locale, si rompa il silenzio (prerogativa di queste problematiche dalle nostre parti) che nasconde da troppo tempo all'opinione pubblica marsicana piaghe quali il riciclaggio di denaro mafioso.

Nodo centrale dell'interrogazione è proprio il riciclaggio di denaro con particolari riferimenti al territorio del Comune di Tagliacozzo...

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Interrogazione con risposta urgente in aula

Ai Ministri dell'Interno, della Giustizia e dell'Economia

Premesso che:

la Direzione Nazionale Antimafia, nella sua relazione annuale (dicembre 2006) relativa alle dinamiche e strategie delle associazioni mafiose nel Distretto de L’Aquila, riferisce che:

“….le informazioni acquisite ….confermano la fondata convinzione che il territorio abruzzese possa dirsi sostanzialmente immune da radicati insediamenti di matrice mafiosa, quantunque siano in costante aumento ed assumano connotati di maggiore significatività le presenze criminali organizzate nel pescarese e nel teramano (principalmente nel settore del gioco d’azzardo, della contraffazione illegale di prodotti commerciali e dello spaccio di sostanze stupefacenti).”

“Ad ogni buon conto la Regione Abruzzo, così come la Provincia di L’Aquila, per motivi legati soprattutto alle radici culturali e storiche, non produce di regola fenomeni criminali associativi autoctoni, almeno intesi in senso tradizionale.”

“ Prendendo le mosse dagli indici di riferimento di regola utilizzati per ipotizzare la presenza di gruppi organizzati, anche di stampo mafioso, le conclusioni potrebbero dar luogo ad un quadro relativamente tranquillo; non a caso l’Abruzzo viene tradizionalmente associato all’immagine “dell’isola felice”, forse perché è lontano da fatti di sangue, plateali azioni intimidatorie o attentati dinamitardi di matrice estorsiva, che caratterizzano le mafie più pericolose.”

Dopo tali rassicuranti constatazioni, la relazione propone una specie di seconda premessa (“....volendo, tuttavia, approfondire gli indici di riconoscimento dei gruppi organizzati, anche sotto il profilo latente e sintomatico, le conclusioni appaiono diverse…”) cui segue l’elencazione di fatti e circostanze quali, tra l'altro:

- un numero di istituti bancari e società finanziarie assolutamente abnorme rispetto alla densità della popolazione, al reddito pro capite, e al volume economico delle imprese attive …. nonché alla tipologia delle forme di investimento, che restano caratterizzate dalla tendenza a non investire sul territorio di appartenenza;

- attività di indagine della Polizia giudiziaria hanno accertato una decina di bancarotte fraudolente e truffe con conseguenti indebiti arricchimenti per almeno 5 milioni di euro con notevoli pregiudizi economico-patrimoniale per almeno un centinaio di imprenditori......con emissione di numerose ordinanze di custodia cautelare per fatti riconducibili a responsabilità penali di natura associativa per episodi di riciclaggio, reimpiego, truffe, ecc. e con il sequestro preventivo di quote societarie, beni mobili e immobili per un valore ammontante a 15 milioni di euro;

- a tal proposito gli organi di polizia hanno reiteratamente segnalato l'esistenza di ragioni di sospetto circa la presenza di interessi del crimine organizzato pugliese, siciliano e soprattutto campano in relazione a rilevanti operazioni di investimento immobiliare soprattutto sul litorale adriatico interessato da imponenti insediamenti immobiliari nel settore alberghiero e della ricreazione collettiva;

dopo aver messo in rilievo dette situazioni che causano allarme per una possibile opera di infiltrazione di capitali di illecita provenienza nel sistema finanziario regionale e fatto cenno ad altri fenomeni di criminalità, la Relazione della D.N.A. concludeva:

" Investigazioni di notevole complessità ed impegno sono state condotte in via esclusiva dalla procura della Repubblica di Pescara, così sfuggendo a più approfondite valutazioni sotto il profilo di una eventuale realtà associativa che avrebbe potuto giustificare un coinvolgimento della procura distrettuale antimafia de L'Aquila, peraltro, composta da poche unità."

Secondo recenti notizie di cronaca, gli investigatori della Procura distrettuale di Palermo seguendo il c.d. "tesoro di Ciancimino" (l'ex Sindaco di Palermo noto alle cronache giudiziarie) si sarebbero imbattuti nella "Alba d'oro s.r.l." che sta realizzando una mega struttura turistica nel territorio del Comune di Tagliacozzo;

detta s. r. l. - proprietaria della concessione edilizia per la struttura ricettiva sopra citata, si è costituita nel settembre del 2002 con il tributarista Gianni Lapis come presidente del consiglio di amministrazione;

Gianni Lapis è indicato dai magistrati palermitani come il prestanome dei Ciancimino e, infatti, lo stesso era detentore delle quote della Gas S. p. A. prima che questa venisse venduta da Massimo Ciancimino ad una multinazionale spagnola per 120 milioni di euro;

con sentenza - di 1° grado - del 9 marzo 2007 (proc. pen. N.12021/2004) il Gup del Tribunale di Palermo ha condannato (con il rito abbreviato e con la conseguente riduzione di pena) Gianni Lapis a 5 anni di reclusione per il reato di cui all'art. 12 quinquies, comma 2 (Trasferimento fraudolento di valori) Legge n. 306/92, l'Avvocato Ghiron a 5 anni di reclusione e Massimo Ciancimino a 5 anni e 6 mesi di reclusione, questi ultimi due per lo stesso reato contestato a Lapis e con la continuazione con il reato di cui all'art. 648 bis c.p. (riciclaggio);

il progetto della struttura turistica era stato presentato nel 2002 al Comune di Tagliacozzo dalla "Ricci e Zangari s.r.l." (soci Achille e Augusto Ricci e Nino Zangari all'epoca assessore del Comune di Tagliacozzo) che poi lo ha ceduto alla "Alba d'oro";

il capitale sociale della Alba d'oro è di 40.000 euro e, segnatamente, Nino Zangari per 6.600 euro, Augusto Ricci per 6.800 euro, Achille Ricci per 6.600 euro e la Sirco S. p. A. per 20.000 euro e, cioè, per il 50% del capitale sociale;

alla Sirco, che ha sede in Palermo, nel luglio del 2005, nel prosieguo dell'indagine, il Gip del Tribunale di Palermo ha sequestrato in via preventiva i capitali sociali;

i fatti sopra riportati confermano quanto riferito dalla Direzione Nazionale Antimafia sull'Abruzzo come un possibile territorio di riciclaggio di denaro proveniente dalla criminalità organizzata siciliana e conferma, inoltre, il giudizio - anche se espresso in forma molto diplomatica - della scarsa capacità di incidenza investigativa della Direzione Distrettuale Antimafia dell'Aquila sui fenomeni associativi presenti nella regione;

per sapere:

quale valutazione danno della situazione di alto rischio riciclaggio venutasi a creare a Tagliacozzo e nella Marsica con la attività della Alba d'Oro;

se la Procura Distrettuale dell'Aquila, gli organi di Polizia giudiziaria e la Guardia di Finanza in particolare - ferma restando la tutela del segreto istruttorio - stanno monitorando la vasta rete di società che operano in Abruzzo e che sembrano essere riconducibili alla criminalità organizzata siciliana, campana e pugliese;

se non sia il caso di verificare l'adeguatezza dell'azione investigativa della Procura Distrettuale dell'Aquila attraverso la valutazione degli eventuali risultati conseguiti nel settore del riciclaggio di denaro di provenienza illecita, settore sul quale, per ora, sembra indagare più l'Autorità giudiziaria di Palermo che quella dell'Aquila.

Sen. Giuseppe Di Lello Finuoli

Sen. Loredana De Petris

Sen. Luigi Lusi

1 commento:

Anonimo ha detto...

Vi lascio un artcolo, che ben illustra il quadro della situazione, che potete trovare su http://www.primadanoi.it/modules/bdnews/article.php?storyid=11983

Riciclaggio nella Marsica, Di Lello interroga Amato, Mastella e Padoa Schioppa


ABRUZZO. Infiltrazioni mafiose e riciclaggio di denaro sporco. La questione finisce sul tavolo dei ministri dell'Interno Giuliano Amato, della Giustizia, Clemente Mastella, e dell'Economia, Padoa Schioppa.
Intrecci, dubbi e anche qualche certezza di un Abruzzo che potrebbe non essere più l'isola felice di un tempo.




Il senatore di Rifondazione Comunista Giuseppe Di Lello, ha presentato una interrogazione relativa alle attività di riciclaggio da parte della criminalità organizzata in Abruzzo ed, in particolare, nell'area della Marsica.
L'interrogazione è stata sottoscritta anche dai senatori Loredana De Petris (Verdi) e Luigi Lusi (Ulivo).
Un'altra interrogazione sarà presentata nelle prossime ore anche dal deputato di Rc Maurizio Acerbo e da altri colleghi del centrosinistra (Fasciani, Crisci, Costantini).
Insomma l'Abruzzo vuole vederci chiaro.
Vuole scoperchiare un pentolone che frigge ed evitare di ficcare per l'ennesima volta la testa sotto la sabbia.
Di certezze ce ne sono poche, di indizi tanti, che visti in fila, uno dietro l'altro potrebbero dare le risposte giuste.
La Direzione Nazionale Antimafia, nella sua relazione annuale (dicembre 2006) relativa alle dinamiche e strategie delle associazioni mafiose nel Distretto de L'Aquila, ha confermato che il territorio è immune da «radicati insediamenti di matrice mafiosa», sebbene siano in costante aumento «ed assumano connotati di maggiore significatività» le presenze criminali organizzate nel pescarese e nel teramano (principalmente nel settore del gioco d'azzardo, della contraffazione illegale di prodotti commerciali e dello spaccio di sostanze stupefacenti).
«Le conclusioni potrebbero dar luogo ad un quadro relativamente tranquillo», sottolinea Di Lello nella sua interrogazione, «anche perché la regione è lontana da fatti di sangue, plateali azioni intimidatorie o attentati dinamitardi di matrice estorsiva, che caratterizzano le mafie più pericolose».
Ma quali sono gli "indizi" che creano perplessità?
«C'è un numero di istituti bancari e società finanziarie assolutamente abnorme rispetto alla densità della popolazione», sostiene l'ex magistrato, «al reddito pro capite, e al volume economico delle imprese attive.
La Polizia giudiziaria ha accertato una decina di bancarotte fraudolente e truffe con conseguenti indebiti arricchimenti per almeno 5 milioni di euro» Gli investigatori della Procura distrettuale di Palermo, inoltre, seguendo il così detto "tesoro di Ciancimino" (l'ex sindaco di Palermo noto alle cronache giudiziarie) si sarebbero imbattuti «nella "Alba d'oro s.r.l." che sta realizzando una mega struttura turistica nel territorio del Comune di Tagliacozzo.
Questa srl - proprietaria della concessione edilizia per la struttura ricettiva», riferisce Di Lello al Ministero, «si è costituita nel settembre del 2002 con il tributarista Gianni Lapis come presidente del consiglio di amministrazione».
Gianni Lapis è indicato dai magistrati palermitani come il prestanome dei Ciancimino e, infatti, lo stesso era detentore delle quote della Gas S. p. A. prima che questa venisse venduta da Massimo Ciancimino ad una multinazionale spagnola per 120 milioni di euro.
«Con la sentenza - di 1° grado - del 9 marzo 2007», ricorda Di Lello, «il Gup del Tribunale di Palermo ha condannato (con il rito abbreviato e con la conseguente riduzione di pena) Gianni Lapis a 5 anni di reclusione per il reato di "trasferimento fraudolento di valori", l'Avvocato Ghiron a 5 anni di reclusione e Massimo Ciancimino a 5 anni e 6 mesi di reclusione, questi ultimi due per lo stesso reato contestato a Lapis e con la continuazione con il reato di riciclaggio.
Il progetto della struttura turistica era stato presentato «nel 2002 al Comune di Tagliacozzo dalla "Ricci e Zangari s.r.l." (soci Achille e Augusto Ricci e Nino Zangari all'epoca assessore del Comune di Tagliacozzo) che poi lo ha ceduto alla "Alba d'oro"; il capitale sociale della Alba d'oro è di 40.000 euro e, segnatamente, Nino Zangari per 6.600 euro, Augusto Ricci per 6.800 euro, Achille Ricci per 6.600 euro e la Sirco S. p. A. per 20.000 euro e, cioè, per il 50% del capitale sociale; alla Sirco, che ha sede in Palermo, nel luglio del 2005, nel prosieguo dell'indagine, il Gip del Tribunale di Palermo ha sequestrato in via preventiva i capitali sociali».
«Questi fatti», scrive di Lello ai Ministri, «confermano quanto riferito dalla Direzione Nazionale Antimafia sull'Abruzzo come un possibile territorio di riciclaggio di denaro proveniente dalla criminalità organizzata siciliana e conferma, inoltre, il giudizio - anche se espresso in forma molto diplomatica - della scarsa capacità di incidenza investigativa della Direzione Distrettuale Antimafia dell'Aquila sui fenomeni associativi presenti nella regione».

Di Lello chiede ai ministri «quale valutazione danno» della situazione di alto rischio riciclaggio venutasi a creare a Tagliacozzo e nella Marsica con la attività della Alba d'Oro «e se la Procura Distrettuale dell'Aquila, gli organi di Polizia giudiziaria e la Guardia di Finanza in particolare stanno monitorando la vasta rete di società che operano in Abruzzo e che sembrano essere riconducibili alla criminalità organizzata siciliana, campana e pugliese».

Alessandra Lotti 17/10/2007 14.59


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